Capitolo VI : Durante la guerra...il fidanzato




Foto Giancarlo Grassilli



Dai R. ci sono stata cinque anni, ci sono andata che non avevo ancora compiuto diciotto anni, li compivo alla fine dell’anno.

Mi sono sposata nel quarantatre, mi sono sposata durante la guerra il 4 settembre del 43 e l’otto settembre è successo quel brutto fatto....

Io ho incontrato mio marito quando ero serva dai R..
Ma lui... e quanto ridere...lui veniva...
Io avevo i filarini, ma la guerra me li aveva portati via tutti.
Lui non è andato in guerra perchè da un occhio non ci vedeva, aveva presa una cornata da una mucca.
Armistizio 8 settembre 1943
Io avevo avuto un filarino prima, che forse,...ma ero tanto superba da bambina che hanno sempre detto....

Eravamo a servizio assieme dalla zia, io avevo diciassette anni.

Lui mi filava dietro, ma me l’hanno detto dopo, lui me l’ha fatto capire dopo.
Io e lui ci volevamo bene come fratelli, quel bene sincero perché essendo due garzoni ci si aiutava.


Quando pioveva la zia diceva:
“Tu stai in cucina a far da mangiare” e lui lo mandava a dar da mangiare alle mucche e gli altri della casa se ne andavano al mercato, se ne andavano per i fatti loro.

La zia, diceva:
Uno nella stalla e l’altra in cucina e per me sono già a posto

Mi ricordo che al tempo della novena, sapete c’era la novena, dicevo:
“A me piacerebbe andare alla novena
E lui veniva con me alla mattina presto per andare alla novena e andare fuori, era un freddo, era un gelo, era la novena di Natale.
Andavamo in chiesa ad ascoltare la novena ...alle sei della mattina.
Alle sei, perché dopo dovevamo lavorare.

Il prete la diceva alle sei, perché alla novena diceva anche tutto.

Mi ricordo sempre quella volta lì che il prete, sa c’era dell’ignoranza, raccontava che una famiglia lasciava andar via una ragazzina:
Mamma vado dalla nonna
invece di andare dalla nonna trova il ragazzino e poi vanno tra il frumentone:
"...e poi si meravigliano se salta fuori quel che salta fuori, ma se la mamma invece di lasciarla andare da sola va a vedere."

Ma erano delle cose, voi a quei tempi non c’eravate, anche se penso che anche dopo ci fossero delle regole.

Ma io ero venuta su con quella mentalità chiusa di quei tempi e l’ho applicata anche con le mie figlie, sapete....
Io ero venuta su a servizio con la R....e si andava solo in chiesa.

Dopo che mi sono sposata non si andava mai fuori. Andai una volta al cinema con mia cognata poco dopo che eravamo sposati e la mattina la nonna disse se eravamo due matte.
Eravamo andate al cinema dalle suore poi...anche.
A momenti mio marito, a sentire quello che diceva sua madre, mi cacciava fuori di casa.
Guai, bisognava ubbidire, stare in famiglia bisognava ubbidire, tutti eravamo così...

Mio marito era un contadino dei R. che portò..., venne con il carro e i buoi a portare la mezza dell’uva.

Che se si potesse fare quella fotografia lì sarebbe da ridere.

Tutto con una camicia tutta stracciata perché era del 41 che c’era in città che bombardavano e noi stavamo fuori, poi ritornammo in città.

Nel 41, 42 siamo stati in campagna.
I R. erano ritornati in città, era B. città protetta, città bianca e poi città aperta. I R. abitavano dentro le mura, stavano nel centro e quindi lì non bombardavano.

Vi ricordate che vi ho parlato dei fatti dei ragazzi che scappavano per non andare alla riunione fascista?

Loro ritornarono in città, ma poi ricominciarono a bombardare e  sfollarono fuori dalle mura vicino alla spolveriera. Erano sicuri, anche se erano vicino al deposito delle armi perché sia gli americani che i tedeschi erano salvi……

State a sentire quando eravamo in campagna.

Quando fecero il primo bombardamento  lo fecero in Inghilterra.
La signora le piaceva ricamare, rammendare il bucato e mi prese con lei in giardino e c’era la radio che l’ascoltava il figlio.

Diedero il giornale e dissero che avevano bombardato e allora la signora si segnò e disse tre Ave Maria e a me rimase impresso il fatto e quello che disse il figlio:
Mamma, mi sembra che lei sia Martein Pec ch’al mours par i guai di chi ètar

La madre pregava per le persone che erano morte e noi continuavamo a dire le Ave Maria e a lavorare, e lei non rispose al figlio.

Il giorno 7 di ogni mese, che era la data della morte del marito, alla notte dall’una alle due si alzava e faceva un’ora di veglia e di orazione ed io un giorno dissi:
“Vuole che la venga ad aiutare” e lei
Vieni pure

Da quel momento lei era tutta per me, se non fosse stato così, chissà da quanto tempo io ero stata messa via.

E’ per quello che ero vista così male; lei mi diceva sempre:
Stai sempre con me, che quando sono vecchia mi piacerebbe….”

Era buona, non era come i figli.
Il fatto di essere ricchi non voleva dire essere cattivi.
Venivano tenute delle distanze…
villa di campagna

Andammo  a B. l’inverno dopo, ma poi dissero:
Stiamo in campagna non andiamo più a B.”

Misero il riscaldamento con il petrolio e gli stecchi della canapa; era poi lì che i contadini che coltivavano la canapa portavano gli stecchi e la canapa.



Mettevamo gli stecchi, la canapa e il petrolio e poi gli davamo fuoco di sotto e così ci scaldavamo. Non c’era mica il riscaldamento come adesso e la legna allora non ce n'era molta.

A B. la gente tagliò gli alberi dei viali e dei giardini perché non c’era legna e poi venne un inverno così freddo…
Allora si facevano quelle cose e poi in primavera cominciarono anche  a bombardare  alla stazione e poi venne Pippo[1] anche fuori dalle mura e in campagna cominciarono a bombardare.

Davano l’allarme e avevamo un rifugio ed io che non sono mai stata zitta, mentre scendevamo le scale…

Il signorino più vecchio diceva:
L’allarme, l’allarme!” e scendeva di corsa ed io:
Signorino Martein Pec siamo diventati anche noi, si ricorda?”
Lui restò zitto, pensava che noi piangessimo solo.

Lui aveva una grande paura ed era il primo a muoversi.
A lui non interessavano le sorti dell’Inghilterra, anzi noi eravamo alleati con i tedeschi e i giapponesi.
Gli americani e gli inglesi erano nemici.

Io mi sono sposata in settembre del 1943 e gli americani bombardavano già.

Mi ricordo che in autunno e in inverno andammo in questo rifugio e in primavera vennero giù e arrivarono un mucchio di soldati e c’era un ragazzo che si chiamava Barrera e un altro Bosco, due gran bei ragazzi.

Andavano giù in bassa Italia, perché dovevano sbarcare gli americani.

Allora loro fecero sosta dai R. otto giorni, solo che i militari stavano fuori nel cortile e si lavavano alla pompa dei cavalli mentre ai graduati gli avevano dato da dormire dentro e li servivano e li prendevano a pranzo con loro.

I due ragazzi erano gli attendenti e venivano a mangiare con noi in cucina è per quello che avevamo fatto un po’ amicizia.

Uno aveva la mia età, Bosco.
Mi ricorderò sempre che mi disse:
Noi, sai, siamo carne da cannone. Noi adesso andiamo giù e sentirete dire che noi saltiamo e lo sappiamo.”

Infatti dopo poco si sentì dire che li avevano distrutti.

Quando hanno fatto l’avanzata gli alleati, sono venuti dentro, come si chiamava quel posto?… che lo fan vedere nei film di storia che ci furono tanti morti.
Lo sbarco in Normandia, in Sicilia…

Io facevo la cameriera,  nel pomeriggio venivano, ce ne erano tanti, ne erano venuti quattro comandanti lì dai R., ma si radunavano lì anche gli altri ufficiali.

Al pomeriggio si trovavano tutti dai R., erano tutti italiani erano tutti militari, non c’erano repubblichini eravamo ancora nel ’42.

Loro mi fecero fare il te, e quando lo portai un ufficiale si girò mi prese contro e mi fece cadere tutto, ruppi tutto tazze e bicchieri, rimasi così male, ma rimase male anche lui.

Ai due soldati che erano dentro davamo un po’ di pane, erano in cucina, ma gli altri che erano fuori…messi male… Eravamo nel ’43.

Mio marito l’ho conosciuto prima, quando venne a portare la mezza dell’uva, non a B., in campagna, nel ’41 l’ho conosciuto era venuto da un altro podere dei R..
In somma, si trattava del ’41 che bombardavano già B.

giardino

La signora era contentissima che venisse a filare, pensate bene che allora non mi lasciavano mai sola con lui.

Noi stavamo sempre lì perché a B. c’erano i bombardamenti.
C’era una donna di campagna, che faceva la custode e teneva dietro alle galline, allora andavamo in casa là sino a verso le sette.

Alle sette dovevo andare in casa perché si diceva il rosario. La signora tutte le sere diceva il rosario, a tutti lo faceva dire, anche se c’erano degli ospiti.
Prima di mangiare bisognava dire il rosario, chi andava su quella tavola a mangiare doveva aver detto il rosario.

I tedeschi venivano a cena dopo, non mi ricordo come facessero, forse venivano dentro quando era pronto in tavola.

Foto Giancarlo Grassilli

Allora io andavo in casa dalla custode con il mio moroso.

Quando era bel tempo si stava fuori, ma come si faceva quando era brutto tempo, era buio, era inverno, pioveva? Lei aveva il fuoco in casa e quando era brutto tempo andavamo in casa da lei, lei poi era gentile ogni tanto andava di sopra, c’era una scalettina di legno, dove aveva la stanza, ma una volta la signora venne a vedere cosa facevo con il mio moroso, lei la sentì e scese subito dicendo:
Ero andata a prendere un fazzoletto da naso…”

Però prendi le donne adesso, allora era troppo , era troppo, eravamo…, se dovessi tornare indietro non so. Dicono che godono tanto adesso. Se dovessi scegliere tornare ragazzina allora e ragazzina adesso, non so se sceglierei la vita di adesso. Parlo male?

No, non lo so è un modo diverso di vivere, un modo di vivere…allora … Essendo serva,… non tutte hanno la possibilità di andare a scuola, di essere libere… Se una fa l’operaia, dopo quando esce dal lavoro è libera della sua vita, se ha un ragazzo può incontrarlo fare quattro chiacchiere, una passeggiata.

Se ha la casa, se ha la casa e molte poverette, quelle che sono via dai genitori, vanno poi a cadere nella droga e sui marciapiedi.
No non è sempre vero vanno nella droga e sui marciapiedi quelle e quelli, perché ci sono anche i ragazzi, maschi e femmine, anche se sono ricchissimi. Forse non è la miseria… ci sono fatti diversi…

L’altro giorno parlavo con una delle ragazze che ho allevate da piccole e lei diceva che molti ci cadono nella droga perché non hanno la casa…ma forse intendeva “non aver la casa” come punto di riferimento…

E’ diverso, lei lo diceva in questo senso, non hanno nessun punto di riferimento.
Cioè i genitori se ne fregano.
I giovani dicono di essere fortunati perché quando hanno dei problemi possono andare a parlare con i genitori.
Ci sono molti ragazzi, oggi, che se hanno dei problemi trovano dei genitori che non li ascoltano,… ma anche nel passato.

Se voi mi dite che per il passato …mia nonna m’ascoltava? … mia madre aveva troppo da fare.

E poi mia madre aveva una diversa mentalità.

Forse chi mi ascoltava quando avevo qualche problema era la portinaia a B. e in campagna quella contadina che ci prendeva in casa.
Poi sono stata fortunata a stare sempre nella stessa casa. Le mie sorelle che non sono state sottomesse come me, loro sono finite diversamente da me…Saranno finite meglio o peggio?


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