|
- Indice -1
- Introduzione -1
Capitolo I2
Capitolo II1
Capitolo III1
Capitolo IV1
Capitolo V1
Capitolo VI1
Capitolo VII1
Capitolo VIII1
Capitolo IX1
Capitolo X1
Capitolo XI1
Capitolo XII1
Capitolo XIII1
Copertina1
Licenza1
Autori
Copyright
|
|
\\ Home Page : Scritto
UnaVita.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora: Capitolo IV: A servizio dai R..
Capitolo IV: A servizio dai R..
Venni a Z. nel ’35, nel ‘37 venni via.
Nel ‘37 avevo trecento lire, so che comprai il paletot e spesi venti lire, no cento lire. Andai a vedere la bicicletta Bianchi, volevano duecentottanta franchi ne avevo trecento, allora presi una vecia brecca (=un vecchio catenaccio).

E’ sempre la stessa cosa, è più quello che spendi che lo stipendio: prendevo cinquecento lire all’anno, ma la bicicletta ne costava duecentottanta. Ma le cose ora sono cambiate, e le biciclette che allora non si compravano con lo stipendio di un anno adesso si comprano con molto meno, non pesano sullo stipendio come allora. Erano cose nuove e di valore, specialmente le Bianchi. In un mese la paghi ora,... ci si accontentava e le cose costavano meno.
Mi ricordo che ero con i R. e andai nel paese vicino a comprare delle cose e con cento lire presi tanto.
Dai R. prendevo cento lire al mese. C’era un però un problema in quella casa. Ah, ma io non sono scappata... mi sapevo difendere.
Sapete io lavavo e stiravo le camicie di un figlio e lui le buttava per terra e le pestava, allora la prima volta che vidi la camicia stirata a terra dissi... ”tanto mi pagano per fare questo lavoro e io lo faccio”
Alla domenica quando vado fuori con l’altra, la cuoca, dico: “Hanno detto che sono contentissimi che sei così brava a far da mangiare” “Bela fatiga a fer dar magner aksè. Al ragù a iè al megar, incossa, vogliono l’arrosto hanno della carne, delle bistecche, delle braciole... Dì che vengano a casa mia che non c’è niente”
Dopo quando andavamo fuori diceva con me: “Io non metto via niente” “Adesso c’è la roba d’estate e c’è da mettere via la roba d’inverno” “Eh, no io la roba non l’aggiusto perché se muoio quest’inverno, questa primavera cosa me ne faccio”
Era buffa, buffa. Chissà che fine ha fatto. Perché ha perduto tutto.
In quel periodo mio padre poi è stato molto poco bene, era sempre ammalato...e per un gran pezzo abbiamo lottato, comunque il periodo dei R. è stato un periodo abbastanza buono, la signora... La signora mi voleva un gran bene.. Erano i ragazzi, no era uno solo ma anche lì ci fu una storia.
Prima ero a servizio da mia zia e mio zio aveva un fratello. Un giorno questo arriva (era il 3 /4 di agosto) e mi dice: “Tu devi venire con me. La signora R. cerca una donna ed io le ho promesso che ti porto a far vedere” “E lo zio cosa dice, che adesso c’è la canapa. Adesso non posso mica, io finisco l’anno” “Questa figura non me la fai fare; adesso andiamo là e parlo io con mio fratello”
 Andammo dallo zio e disse: “'Sta fiola la port vi migh d’lla R. ch’la vol una dona”
Avevo il fazzoletto in testa, avevo i capelli lunghi, biondi. State ben a sentire.
Quando arrivo là la signora mi guarda in testa e dice: “Ha i capelli lunghi? Quanti anni ha?” “Diciassette anni” “No! E’ troppo giovane” “Ma sgnuera, vecia la dvanta samper!”
La signora diceva che ero troppo giovane perché,… dopo, lo seppi dopo il perché, e se lo avessi saputo non ci sarei mica andata.
Erano già andate via in due. Stavo troppo bene e quando ho imparato la sinfonia che c’era, me ne sono fregata, avevo già gli occhi avanti . La signora di giovani non le voleva, perché aveva il cuoco che faceva anche l’autista, aveva una cuoca e una cameriera.
Le due donne, che erano state mandate via, avevano fatto una lite tra loro e una diceva all’altra: “Se’ che te vè a let con lo’ ” con il signorino più vecchio. Quello delle camicie. La signora era molto religiosa e non voleva.... Dopo ne ho avuto la conferma, ma lui non mi ha mai fatto nessuna cosa.
Dopo in febbraio era stata presa una donna brutta che faceva la cameriera e portava il caffè a letto, ma io nelle camere non ci mettevo piede quando c’erano loro. La signora aveva detto che io non dovevo andare nelle camere.
Un sabato la donna brutta andò a casa e la domenica sera doveva ritornare, il lunedì mattina la famiglia doveva ritornare in città, eravamo in campagna. Rimanevamo là io e due signorini. La signora mi disse: “Tu domattina quando B. suona (tre volte B., due C.) tu tieni l’acqua calda e poi porti la colazione davanti alla porta di C. e poi dici a C. di portarla lui a B., mi sono già messa d’accordo io.”
Faccio come mi aveva detto la signora: preparo l’acqua e quando suona tre volte porto tutto davanti alla porta di C., busso e dico: “Signorino qui c’è la roba per il signorino B.” e poi vado giù a fare il salone, mancava anche l’altra donna.
Quando arriva B. e dice: “Perchè tu hai portato la colazione da C. e non l’hai portato da me?” “Perché ho ordine dalla signora che, quando lei è in camera, io non metta mai piede nella sua camera”. Oh se ha voluto capire?
 Io già avevo sentito dal personale vecchio dei bei ..... e poi stavano aspettando per vedere come avrei fatto a sbrigarmela.
E poi un cretino, un suo contadino, andò a parlare... Mia madre che non aveva voluto che venissi a Z. dalla zia , non le dico cosa disse quando gli dissi che andavo là dalla signora R., dove c’erano tre ragazzi, ché le donne di servizio dovevano fare tutti i servizi e questo era così anche a casa dei contadini.
Allora tu dovevi sempre essere…
Tanto basta che mia nonna, quando seppe che andavo a servizio (se avesse saputo di far tanto male a dire quello che mi disse forse non l’avrebbe fatto), mi disse di stare attenta e, che se mi fosse capitato qualcosa, di non andare da mia madre ma che ci avrebbe pensato lei.
Ma io non avevo da stare attenta perché con me non c’era niente da fare. Era poi per quello che i ragazzi non mi venivano dietro perché io...li facevo girare al largo.
Se mi succedeva qualcosa non sarei andata dalla mamma, e a servizio non ti tenevano se rimanevi incinta, non come adesso che le ragazze madri sono protette, allora ti buttavano via e le buttavano via anche dalle loro famiglie o le facevano partorire fuori.
Mia zia, la sorella di mio padre, aveva sposato uno che era povero e la figlia andò a servizio da una famiglia che aveva due figli. Il più piccolo si innamorò della ragazza, che era bellissima, e anche lei era innamorata. Quando il padre se ne accorse mandò il ragazzo per due anni in Africa e licenziò lei, che ritornò dalla madre incinta. Partorì e poi dopo un po’ andò a lavorare a Sanremo. Allevò la figlia e la fece studiare sino a sedici anni, poi le disse: “Adesso devi andare a lavorare.” La figlia volle allora sapere chi era suo padre.
Il padre era sposato senza figli ed era medico a Roma. Lei allora andò nello studio del padre ed aspettò come ogni altro paziente il suo turno. Quando è entrata lui gli ha domandato cosa voleva e lei ha risposto che era venuta per vedere suo padre. Allora lui le ha domandato di nuovo cosa voleva e poi le ha dato un appuntamento. Lei ha risposto che non voleva niente di particolare, era venuta a vedere suo padre, sua madre l’aveva mantenuta sino a sedici anni e ora aveva voglia di fare l’università a Bologna (lettere antiche). Lui non ha negato niente, d'altra parte si seppe poi che i suoi quando lo mandarono in Africa non gli dissero niente, e la figlia era somigliante alla madre e a lui... "... la ragazza è ritornata a casa sua, non si sa perchè..."
Lui la invitò poi nella sua casa, l’ha fatta rimanere a pranzo. L’ha presentata alla moglie, che aveva già informata, e che ha proposto alla ragazza di rimanere ad abitare con loro, con la condizione che se rimaneva non avrebbe avuto piacere che ci fossero state delle grandi relazioni con la madre.
La ragazza ha risposto che lei chiedeva solo di mantenersi, nè di restare a Roma , nè al paese. Infatti lei andò a vivere a Bologna poi, per conto suo a Roma e andava a trovare la madre che vive tuttora con un’altra sorella, mantenendo i rapporti con il padre e la famiglia. Il padre l’avrebbe tenuta volentieri con sé, sono in tre, c’è anche un fratello del padre e non ci sono figli.
Io sapevo che aria tirava andare a servizio in certe case e quindi...
Mi dissero una volta: “Va ben a chiamare B., che venga a cena “ Io andai a chiamarlo e nel corridoio buio mi sentii toccare, allora lasciai andare uno schiaffo, dopo mi fece un mucchio di angherie.
Allora mi pestava le camicie e io dicevo con l’altra donna: “Maria, ci sono di nuovo le camicie da lavare e da stirare di nuovo, ma tanto dobbiamo far venire sera dalla mattina”
Se non avevo le camicie non era che potessi andare a spasso, dovevo star lì, quindi...lo facevo.
Scritto Indice Stampa
|