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\\ Home Page : Scritto UnaVita.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora : Capitolo I - Come può finire...ed iniziare una vita - parte seconda

Capitolo I: Come può finire...ed iniziare una vita - parte seconda

Di Angela Bonora (del 20/05/2008 @ 19:52:55, in Capitolo I, linkato 614 volte)

Continua il ricordo doloroso mischiato a  recriminazoni sulla vita misera di tutti i giorni. Misera, non per la mancanza di soldi, ma per la mancanza di un sistema sanitario efficiente, di comprensione da parte degli altri che vivono la tua stessa vita


Foto Giancarlo Grassilli


Io ho sempre detto che, sin che sono autosufficiente, io ho tante case, quando non sarò più buona di lavorare non avrò neppure la mia, pensate mo’ che tristezza... ché mi mettono là!...dove è andato mio marito.

Quando hanno messo mio marito alla casa protetta ho data la colpa ai miei figli, ma non se la meritavano. Non avevano colpa loro: è colpa del sistema.
E, allora, quando ti fanno vedere lì, al Gazzettino dell’Emilia e Romagna, le varie cose che si danno da fare e poi...

Quando mi portarono a vedere dove lo mettevano dissi che non mi piaceva e mia figlia mi disse che dovevo ragionare, che poi dopo non lo prendevano più. Un posto glielo avevano assegnato anche prima e a me non avevano detto niente, i miei figli avevano detto che non andava bene e quindi si erano dati da fare per averne uno migliore.
Va bene che io non ce la facevo più…

Mi hanno detto che se c’è bisogno si può telefonare al 113.
Mi ricordo quella domenica che mi scivolò dal letto, io non so come feci a rimetterlo sul letto da sola, poi dopo l’ho preparato e siamo andati fuori. Alla sera quando siamo ritornati è arrivata mia figlia e glielo dico e lei mi sgrida. Poi arrivano mio figlio e l'altra figlia più giovane e lei glielo ripete:
Pensa oggi cosa è successo! “...
Io dico:
Perché vi preoccupate, io potevo chiamare il 118 o il 113, che vengono subito e sarei riuscita.”
Non ci eravamo neppure messi a sedere, eravamo tutti attorno alla tavola, mio figlio rimane di sasso e dice:
Sì, tu puoi chiamare il 113. Facevi un bel lavoro, e noi venivamo denunciati per abbandono dei genitori , un padre messo così e la madre di settantanove anni.”

E questo discorso è quello che mi avevano già fatto i due capoccioni là in Comune:
Sa, si può essere denunciati o per soccorso mancato o per soccorso sbagliato e lei se le cade suo marito e si fa male lei viene denunciata”.

focolareAdesso vi racconto la storia dopo che lui.....
Eravamo in montagna quando è successo. Vedo che masticava dell’insalata e non la prendeva dentro in bocca bene e si parlava e lui ha detto....

Avevamo messo dei fagioli al sole ed io ho detto:
“Io credo che quei fagioli lì, che hai messo al sole e hai abbandonato e sei andato giù per di là, potevi anche raccoglierli”
e lui ha risposto:
“Credi proprio che io sia un imbecille così, quando vado via li prendo dentro.”

Dopo vedo che fa un gesto strano con il bicchiere ed io:
“Ma non sei capace di prendere il bicchiere, cosa sono quegli atti che fai?”
Io credevo che scherzasse, invece vedo che gli vengono le gocce agli occhi.
Allora gli vado vicino e vedo che aveva il braccio come morto e anche la gamba.

Allora dico:
Adesso ti metto sopra una poltrona e poi telefono a quei ragazzi
che mi dicono:
Ti mandiamo subito su la Croce Rossa.”

Lui non ha mai perso la ragione. Quando siamo stati all’ospedale si era ripreso e poteva riprendersi del tutto forse. Ma lui era un carattere impressionabile, e la seconda notte che era all’ospedale gli è morto uno vicino e lui ha avuta una ricaduta.
Io ho detto alla capoinfermiera:
Perché avete tenuto uno così grave tra gli ammalati meno gravi e lo avete lasciato morire in mezzo agli altri?”

La mattina dopo quando sono ritornata gli avevano già messo il catetere.
Allora ho domandato il perché e l’infermiera mi ha detto che non lo sapeva.

Arriva la visita e mandano via tutti i parenti dalle camere e dopo la visita dovrebbero parlare degli ammalati ai parenti.
La visita era finita, anzi erano già passati 30 minuti e non ci avevano ancora chiamati. Anzi....
Allora vado di là nella stanza, appena arrivo è tutto chiuso faccio per entrare, ci sono le infermiere che dicono:
Lasci chiuso, stia fuori” e sentivo lui che si lamentava forte e io dico:
Perché ci mettete il catetere a mio marito?
e mi rispondono:
Ah se lo vuol sapere lo vada a domandare bene al medico.”
C’è poco da chiedere al medico, quando arriva ci fate uscire e ci mandate in quella sala là, quando ritorniamo non c’è più nessuno, il medico è andato via da un pezzo, dove vado io a parlare?”
Vada in guardiola”

Vado in guardiola, c’erano due suore e dico:
Io vorrei parlare con il primario, con il medico.”
Allora lo chiamano.
“Chi è lei? “
“La moglie di N.. Siccome stanno mettendo il catetere a mio marito, com’è messo? “
“Ah, suo marito è messo male e ....”
“Poi, sono la moglie e nessuno mi dice niente? Io voglio parlare con il primario.”
“Il primario è già andato via.”
“Beh va via, con una persona messa male? si va via così?”


Le suore si sono voltate. Allora il medico ha detto:
“Se lei vuol parlare con il primario vada giù.”
Vado giù dove mi aveva detto lui. Busso .
Avanti.”
“C’è il primario? “
“No il primario è già andato via.”
“Eppure io ho bisogno di parlare con il primario
.”

Allora l’infermiera viene fuori e dice:
Se vuole proprio parlare con il primario si metta a sedere lì, quando si apre quella porta lì è il primario.”
Mezz’ora sono stata a sedere ad aspettare.

medico e malato



Scusi, è il primario?”
“Ma lei chi è?”
“Io sono la moglie di N., vorrei sapere come è messo. Certo che la terapia che gli avevate fatto era servita, ma ha avuto una ricaduta perché è morto il vicino. Lui si era già ripreso.”
“Ah una ricaduta si può verificare a chiunque e non è stato certamente quel fatto.”
“Non sarà stato quello…. Io con lei non riesco mai aver ragione, io ho fatto la seconda elementare, lei è andato a scuola 20 anni. Io non avrò mai ragione. Però secondo la mia ignoranza non è stata una terapia lasciarlo di fianco ad un moribondo. Perché non fate un posto per prenderli via. Mio marito è molto emotivo e queste cose gli danno molto fastidio. Quando siamo andati al funerale del fratello è svenuto.”

Abbiamo una Sanità che funziona? la Ministra della Salute ...parla, parla.

Allora dico al primario:
“Intanto la sua infermiera mi ha trattato male, quando ho visto che stavano mettendo il catetere e ho domandato spiegazioni non mi ha risposto, mi ha risposto malamente.” E lui mi domanda:
E chi era?”
“Una infermiera, io non posso sapere il nome delle infermiere”
“Se io le porto tutte qua me la segna lei?”
“Lei se vuole sapere chi ha messo il catetere a mio marito non ha bisogno di farla venire qua, sa? questo mi prenderebbe in giro. Sa? io ho fatto la domestica e le domestiche hanno la nomina che hanno una mano che non sa cosa fa l’altra, però io non mi confondo se dicono che sono delle ladre, perché io non ho mai rubato.
Lei se lo vuol sapere, fa presto, va a chiedere chi ha messo il catetere a N.. Non ha bisogno di far venire qui le infermiere.”


Loro si credono, perché sono lì, di essere superiori.
Sono superiori si, gli ammalati hanno bisogno di loro.
Se ero intelligente, non chiamavo i miei figli, nessuno, lasciavo mio marito in mano al Padre Eterno e se non si rimetteva, alla mattina non c’era più. Erano quattro anni in meno di sofferenza a lui, quattro anni di sofferenza in meno a me.
Quando mi ricordo di quella carrozzella...

E’ la mentalità che l’uomo debba essere curato sino al limite. Quindici giorni dopo che era là avevano fatto la riabilitazione. C’è tutta un’assurdità...

Qui in casa invece la terapia non serviva niente e non la facevano.
Non la facevano perché era stancante spostarlo!
Allora ho detto:
“E se io sgombro questa casa e l’attrezzo?” 
Dice la dottoressa:
“Ha dei soldi da spendere?”
Dopo otto giorni che era là all'ospedale è venuta la terapista, un braccio morto, una gamba morta si gonfiano senz’altro.

Queste sono prove che servono a qualcun altro.
Là all’ospedale c’era una donna che era caduta… per i primi giorni non hanno fatto terapia. Non era sicuro come sarebbe andata a finire.
Quando hanno visto che si stava riprendendo allora hanno cominciato a farla muovere, ma non sapevano se sarebbe servito, non sapevano come avrebbe reagito.
Non mangiava più, non parlava, non voleva bere, non voleva parlare, non voleva far pipì...
Un dottore non sa cosa fare, forse un po’ di terapia la può smuovere.
Lei dopo diceva che aveva avuto un malore, perché non si ricordava niente, invece aveva rimosso tutto, ma durante l’incidente non aveva perso conoscenza...
Se fosse stato un malore molto probabilmente non si sarebbe ripresa.
Mio marito si era ripreso.

Ad ogni modo è andato così. Quando è venuto a casa dovevo fare tante cose che non avevo mai fatto. L’ho detto all’infermiera che veniva a casa che dovevano insegnarmi: chi era capace di fare un clistere, di rimettere dentro un’ernia?...dovevo ingegnarmi da sola.

Quando capita così è meglio che venga un accidente e poi uno se ne vada.
L’assistenza è così, è poca. Le case di riposo sono poi dei lager anche se paghi 5 milioni ... E anche la tua casa è un lager, quando non stai bene e non sei capace di fare le cose, non ti sai gestire. Ma anche l’ospedale…

Mia nipote è andata con sua madre a farsi delle analisi e c’era una persona che ha detto lei stessa che non era capace....
Io, mi hanno fatto un prelievo e mi hanno fatto male, allora io l’ho detto e l’infermiera mi ha detto che era perché mi ero mossa, invece non era vero. Volete che mentre metteva dentro l’ago io abbia mosso il braccio?

Sapete che cosa c’è? la gente non hanno più voglia di lavorare...
Io sono andata alle sette mezzo, e quindi non poteva essere stanca.
Però so anche che ce ne sono di infermiere che fanno prelievi di continuo per delle ore. Allora io dico che quando è sera che vadano a letto
...non mi direte mica come la contessa che mi diceva che alla mattina ero più riposata perché al pomeriggio non mi stancavo.

No, io credo che quando vado a lavorare e faccio la parte del mio dovere mi stanco, credo che siano tutte mentalità, penso che se le infermiere fossero andate a letto alla sera invece di andare fuori, allora sarebbero state meno stanche.
Nel mio caso avrà avuto cinquant’anni e forse non era uscita alla sera.

E’ che non sono utilizzate nel modo migliore: ci vorrebbero più persone.
Poi la cosa più importante è che ci sono sempre meno ragazzi che vogliono fare gli infermieri.
Eh, ci sono tanti che sono disoccupati che forse lo farebbero ma non c’è nessuno che li spinga... Ci sono quelli che fanno il volontariato, anche assistenza agli anziani nelle strutture, fanno dei corsi per fare assistenza …ma anche quel volontariato lì...quando venivano per casa le assistenti sociali... ,ma quelle erano stipendiate dal Comune, io parlo dei giovani che lavorano gratuitamente e sono preparati per farlo, assistono ragazzi con malattie …che hanno bisogno di qualcuno che parli con loro...

Sapete cosa ci vorrebbe? un po’ più di sentimento agli adulti, a tutti.
Ci vorrebbero più valori....

I Democristiani ci hanno tenuti troppo nell’ignoranza, i preti...
e i Comunisti ci hanno rovinati dall’altra parte.
Adesso c’è l’ignoranza e succedono queste cose, ma nel passato, quando ero piccola, quando ho cominciato a lavorare…c'eraa l'ignoranza, ma la voglia di lavorare. 

Io cominciai a lavorare nel ‘29 e non vi dico una bugia, vedete queste orecchie, mia madre me le tirò e me le staccò e poi dopo me le unse e stavamo in montagna.

Eravamo allora in quattro bambini, io ero la più grande. C’era il terremoto.
Mio padre era un bracciante. No, sbaglio, allora non era un bracciante, era un piccolo mezzadro di un poderino, un pezzo di terra dove non c’era un albero.
Aveva due mucche e una maiala a mezzadria. Aveva una mucca e una mezza maiala.
bosco
Sentite! allora si faceva il pane in casa, non avevamo il bosco, non avevamo alberi, non avevamo legna e non avevamo i soldi per comprarla.....si andava nel bosco del vicino, però non dovevamo.

Adesso se si va nel bosco della legna se ne trova fin che se ne vuole, allora non si trovava niente perché tutti la usavano. 

Mia madre mi disse:
Vado giù nel bosco per vedere se trovo qualche cosa, ma non chiamarmi, che se mi chiami...” 

                                                                 
C’era la guardia forestale e se la vedeva l’andava a sgridare. Facevano anche le multe e mettevano anche in prigione... 
                                                                              (foto Giancarlo Grassilli)

Insomma sentite pure, mia madre raccoglieva il ginepro, le razze, i rovi, tutti gli sterpi che gli altri non toccavano, roba verde. Lei era laggiù che faceva una fascina, io ero nella stalla con le mie sorelle, scappa fuori la maiala dietro ai maialini.
Non ricordo quanti fossero, e vanno sotto alle mucche e le mucche calciavano e le mie sorelle piangevano.

Io sono andata sulla porta e ho cominciato ad urlare:
“Mamma sono scappati i maiali....”
E mia madre:
“Sta zitta
Ma i maiali scappavano ed io chiamavo ancora e lei ripeteva di star zitta.
Dopo poveretta ritornò su e dal nervoso mi tirò le orecchie e me le fece fare sangue e dopo piangeva e me le ungeva.

Era durante il fascismo e i miei non avevano lavoro.

famiglia fascista



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