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\\ Home Page : Scritto UnaVita.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora: Capitolo secondo - Vita da bimbi...

Capitolo II: Vita da bimbi...

Di Angela Bonora (del 31/05/2008 @ 19:59:46, in Capitolo II, linkato 550 volte)


Dopo il primo momento, durante il quale ha ricordato l'evento più tragico della sua esistenza, comincia a parlare della sua vita passata e dei molti personaggi che hanno fatto parte della sua commedia, tragedia personale. Parla di date, ma spesso si capisce che non le ricorda coerentemente, il '29 sembra la data base, ciò non toglie comunque valore al racconto.


Foto Giancarlo Grassilli



Io sono nata nel ‘20, dopo nacque un’altra sorella. Eravamo alla fine in cinque sorelle, a distanza di diciotto mesi ce ne era una. Mia madre i figli li allattava sino a quasi i due anni, per evitare di rimanere incinta di nuovo. Non so però se quessto servisse.

Ci fu una crisi di Stato, non era il ‘29, prima.
Lì dal padrone non so cosa succedesse perché mio padre aveva fatto un debito: aveva comprata la maiala e invece di prendere dei soldi, quando l’ammazzarono, rimase sotto, pieno di debiti.
Per la paura che gli portassero via la tavola e il letto, una sera ci fecero mangiare presto a me e a mia sorella di tre anni.
Si mangiava sempre male e poco, quella sera ci fecero mangiare di più e ci misero a letto subito e alla mattina quando ci svegliammo eravamo in un’altra casa.

Mio padre allora andava a servizio da suo fratello, che era contadino a C., e mia madre dove avevano bisogno….
Scappammo con i mobili: c’era la tavola, il letto, il comò. Il letto era fatto con un cavalletto con le asse e sopra un paglione di granoturco e sopra a questo i materassi di penna. Quello era il letto di mio padre e di mia madre, e noi bambine dormivamo sopra solo ai paglioni di grano turco.
Mio padre caricò tutto sopra un carro e ci portò al cason dal non. Dove stavamo noi era proprio un casotto e vedevamo le stelle stando a letto, pioveva dentro.
Mio padre e mia madre erano braccianti.
Mia madre di questa cosa non me ne ha mai parlato. Mio padre andò come garzone a C. per due anni, poi venne come garzone al paese nel ‘29 e quell’anno prendemmo tutte la scarlattina, io fui l’ultima a mettermi a letto.

fiume
Foto Giancarlo Grassilli


Io andavo a scuola, ci si andava solo quando era bello perché c’era il fiume da passare, non c’era il ponte. Allora mi ricordo che la mamma ci accompagnava: la mattina si passava bene sui sassi, ma alla sera l’acqua cresceva e, quando mia madre ci veniva a prendere, metteva una scala e noi passavamo camminando sui pioli con lei, che aveva la più piccola in braccio.
Era pericoloso e qualche volta cadevamo nell’acqua.
Era inverno e in casa non c’era il fuoco per potersi asciugare.

Quello che prendeva mio padre a lavorare non gli permetteva di far niente.
Nel ‘29 mio padre prendeva 1000 lire all’anno e vi ricordate che c’era la canzone
se potessi avere 1000 lire al mese”? La musica è sempre quella....

”Un impiegato” [1] prendeva in un mese quello che un operaio prendeva in un anno. Le cose non sono ora cambiate …, Non diciamo che adesso le cose vadano peggio, le cose non sono cambiate in un certo senso: una volta c’erano quelli che mangiavano che si sono messi, ora, a mangiare meglio e di più. Se fossimo stati intelligenti avremmo fatto in modo da.... è che ha fatto comodo a tutti.

Per finire di parlare della scarlattina.
C’era la neve, era marzo. Mia madre la mattina andò a L., il paese più grosso in fondo alla valle, alla fiera per comprarsi un po’ di roba per farci un vestitino, perché alla fine di marzo c’era una festa e non si usciva mai.
Si andava solo a scuola, ma non d’inverno perché c’era la neve, quando il fiume era in piena non ci si muoveva e a me piaceva proprio andare a scuola.

Mi ricordo che quella mattina lì mia madre fece i pistadein.
Impastava la farina con un po’ d’acqua e sale, faceva la pasta dura dura e poi tagliava l’impasto con la coltellina facendo delle fette che poi tagliava ancora in piccoli pezzi, che poi cuocevamo nell’acqua e, se c’era, ci metteva un cucchiaio di olio per condimento.
Questo era il nostro mangiare e poi il pane che faceva sempre lei.

Quel giorno prima di andar via disse:
Cus bain i pistadein
Io avevo otto o nove anni.
Mia sorella rimase tutto il giorno al sole, non venne a mangiare niente.
Quando venne a casa mia madre disse:
Dov’è la bambina?”
“E’ a letto. Sapete che non ha mangiato niente? E’ sempre stata fuori al sole sui sassi
.”
Fuori c’era il caldo del sole ed era più caldo che in casa, dove non c’era il fuoco. Io non so come abbiamo fatto a sopravvivere…

Allora mia madre andò su nella camera per sentire se aveva la febbre.

Una volta non avevamo il termometro e mia madre metteva il suo polso vicino alla faccia di mia sorella e se la faccia era più calda era segno che c’era la febbre. Quello era il metodo per misurare la febbre.
Vide che aveva la febbre e disse:
A vag a caver du streccapugn e con un po’ d’asà… “ per darle da mangiare e vedere se le andava via la febbre.

Gli streccapugn sono radicchi di campo amari, sul tipo della cicoria.
Non c’erano medicine, costavano, e non aveva neppure un po’ di latte da darle.
cason dal non
La mattina venne il nonno, il padre di mia madre. Era tanto cattivo, cosa volete che vi dica, quando dico le orazioni per i morti per lui non le dico. Mica che le mie orazioni servano...
Aveva le mucche in una stalla vicino a casa nostra, che era sua anche quella.
Le mucche in inverno stanno al caldo nella stalla e noi prima di ammalarci dormivamo nella stalla in una posta in mezzo alla paglia per scaldarci.

Mia madre mi disse:
Va bene a vedere se è arrivato il nonno nella stalla.
Andai nella stalla e lui era là che dava da mangiare alle bestie. Gli dissi:
C’è mia sorella che sta tanto poco bene e la mamma dice se andate di là.”
Poi presi un pizzico di paglia per accendere il fuoco.
Il nonno venne in casa e guardò i piedi di mia sorella, li toccò e disse:
Ma questa bambina qui ha già i piedi freddi

Io non sapevo che quando uno stava per morire cominciava con l’avere i piedi freddi. Me lo disse poi il dottore che il sangue va dai piedi al cuore e poi al cervello e quindi se i piedi erano già diacci il sangue non circolava più.
Allora io accesi il fuoco, mia madre aveva la bambina sulle ginocchia. Mi ricordo questo: la sua santola gli aveva regalato due orecchini d’oro e mia madre glieli tolse e se li mise lei.
La sera prima la mamma era andata a prendere gli streccapugn, quando c’erano le mucche con il latte caldo nella stalla vicina. Ma lei non andava a mungere il latte, ma scherzate? Ma il nonno era cattivo: non si poteva fare una cosa del genere.

Se fosse adesso io lo farei, non avrei nessuna paura.
Ma sapete, quando dormivamo nella paglia, il nonno diceva:
Bene così domattina date da mangiare alle bestie”
ma un bicchiere di latte non ce l’ha mai dato.
Se dico che non dico mai una requiem per la sua anima...
Era buono? Dicono “padre padrone”: no, questa è cattiveria bella e buona...

Io quando sono venuta a servizio non sono più andata su al paese...
La nonna non era così cattiva, però doveva stare sottomessa...altro che “padre padrone”. Se poi vi racconto la storia tutta....

Mio nonno per mia madre aveva preparato un marito che aveva un poderino e lei non l’ha voluto. Allora lui, quando lei gli andò a chiedere cinquanta lire per comprare un mezzo quintale di grano, che avrebbe portato sulle spalle al mulino da macinare, lui non gliele prestò e gliele prestò invece la famiglia del contadino dove andava a lavorare.

Che una famiglia di contadini non era che avesse delle possibilità, ed io me lo ricordo benché fossi una bambina: a quelli magari una requiem gliela direi.

Guardate che portarsi dietro un magone così è duro ....perché questi qui sono i miei ricordi.

I nonni avevano la casa di sotto in paese e stavano bene... Eh, sì!
Secondo il paese mio nonno era una persona che aveva mezzi, perché la zia l’ha fatta studiare da levatrice ed ha sposato un gran democristiano di P. P.....

Finisco quello di prima. Allora il nonno dice:
“Quella bambina muore, va ben giù dalla nonna, che vadano a chiamare un dottore” Allora mio zio, che stava andando in paese a portare il latte, andò anche a chiamare il dottore.
Lei era già morta quando venne il dottore. Ma tutte eravamo ammalate e lui disse che dovevamo andare al lazzaretto, l’ospedale per le malattie infettive,... più lazzaretto di dove eravamo? eravamo isolate da tutto.

Mia madre si mise a piangere, piangeva, piangeva... e il dottore disse:
Se mi prometti di fare quello che ti dico io, tutti i giorni vengo, non ti faccio spostare le bambine”

Lei si raccomandò e stette cinque giorni senza togliersi i vestiti, eravamo nel ‘29.
Tirava il terremoto, vi ricordate? Io le domandavo chi era che scuoteva il letto e lei diceva:
Sono io che mi muovo.”

Lei rimase lì vicino a voi per tutto il tempo della vostra malattia senza muoversi... si prese un esaurimento e la nonna non venne mai a vederci perché era una malattia infettiva... non ci mandava neppure qualche cosa da mangiare.

Per fortuna che c’era quella famiglia di contadini vicina.

Mio padre veniva a vederci da lontano, da fuori dalla finestra, perché era a servizio in un podere e non poteva portare l’infezione...

due uova
Allora veniva quella famiglia lì, che ci portava il latte, le uova. E mia madre, d’estate quando siamo tornate fuori, andò a mietere da loro.

Aveva mia sorella più piccola che le dava ancora il latte. Tra me e mia sorella, quella più grande, facevamo così: io prendevo in braccio la piccolina e mia sorella teneva un ombrello per farle ombra, perché era piccola.

Era nata da poco e la portavamo da lei per prendere il latte, perché non si poteva fermare, se no perdeva tempo.
Lei si sedeva, l’allattava e poi noi la portavamo di nuovo giù a casa, giù, perché il podere del contadino era più in alto.

Era il ‘29, ‘30 avevo nove, dieci anni.
Poi andammo ad abitare giù al paese. cascinale

No, no nel trenta, abitavamo ancora lassù in montagna, e io in primavera andai a lavorare. Si, dallo zio, avevo 10 anni.

Si andava a lavorare presto, mi ricordo di una mia compagna di scuola che era andata a lavorare da bambina, a quattro anni, e teneva al pascolo le oche e che più grande andò a servizio dal prete che tentava di allungare le mani su questa bambinetta.

Lei un giorno, arrabbiata, quando se lo trovò dietro, mentre era chinata a preparare il fuoco per mettere a bollire l’acqua per la minestra, si mosse di colpo e il prete si trovò di colpo dentro al cammino. Si mi ricordo che me l’ha raccontato.

Quando venne l’estate andai dalla nonna a lavorare, così, per mangiare.
Dormivo con mia zia in un posto che aveva delle fessure nel muro larghe un dito.

Mi ricordo che di notte bruciavamo con la candela le cimici che correvano.
Era una di quelle case di sasso e pietre con tante fessure e il letto era contro il muro.

Loro, i nonni, avevano la nomina di potere, ma poi erano poveri.
Erano tutti poveri allora, rispetto adesso. Però avevano le mucche, il latte... Avevano da mangiare loro e poi il nonno metteva via qualche soldino....

Con mia madre, prima che sposasse mio padre, disse:
“Tu devi sposare quello là, un zitello…”
e quando chiedeva aiuto le rispondeva:
Se volevi l’eredità dovevi sposare quello là, che ti avevo detto”.
La prese tanto in odio e anche a me.

Beh, ne avevo colpa io se mia madre aveva sposato un altro?
Erano persone sfortunate. Mio padre poteva essere ricco, era una persona intelligente. Suo zio l’aveva fatto studiare, fu sfortunato: sua madre rimase vedova e lui aveva un fratellastro che aveva degli anni di più di mio padre, perché era della prima moglie di mio nonno, e divenne lui il capofamiglia. Rimase a lui il podere.
Quando mio padre compì i dieci anni gli morì la madre. Lo zio, il fratello del nonno, che era maresciallo dei carabinieri, e a quei tempi voleva dir molto, aveva sposata una signora di Ferrara e non avevano figli, e forse non ne potevano avere.
Lo zio, quando mio padre andò a scuola, gli fece fare la quinta elementare, e allora era molto, e poi disse al fratello:
Dammelo ben a me quel bambino. Tu hai un figlio che è più grande di lui. Lo mando a scuola.”
Parlarono e si stabilì che sarebbe uscito di casa quando avrebbe compiuto i ventun anni. La zia gli voleva tanto bene.
Mio padre ha sempre detto che avrebbe potuto studiare e fare una buona vita, ma il giorno che mio padre doveva ritornare da soldato e doveva andare con lo zio, questo fu ucciso da un schioppettata, poche ore prima che lui partisse...E’ morto a fianco a lui. Prima che lui compisse i ventun anni. Dopo la zia, per mio padre, non era più niente; se lo zio fosse riuscito a ...

Ritornato dalla guerra, mio padre è ritornato in casa a fare da servente al fratellastro.

Mia madre e mio padre sono stati molto sfortunati, bene se ne volevano.
Io li ho visti litigare solo perché non sapevano se comprare il sale, perché non avevano i soldi per comprare il petrolio per far luce.

Quando si sono sposati sono andati in un poderino e dopo quel che era successo con i debiti della maiala andarono ad abitare in quel casotto, e pagavano l’affitto al nonno. Mia madre doveva fare quelle tante ore per avere la possibilità di abitarci.
E’ per quello che anch’ io andavo a guidare le mucche dal nonno. Non mi dava neppure da mangiare,...me ne dava se rimanevo là.

Non ci sono stata mica molto, perché dopo venimmo ad abitare qui giù vicino al paese, nel ‘30, perché io non avevo ancora fatta la Comunione.
Lassù dal nonno non si poteva andare da nessuna parte, né a scuola, né niente...
Allora mio padre trovò un “buco” ed andammo ad abitare lì.

Era proprio un buco, ma insomma si stava meglio che lassù. E potevo andare a scuola.

Mia madre un giorno disse a mia zia, sua sorella, quella ricca:
“Prendi ben con te la bambina, le insegni come si arriva in paese”
Mia madre non mi poteva accompagnare, era incinta e negli ultimi mesi non poteva camminare più, non poteva mettersi le scarpe, era gonfia.
C’era un pezzo di strada per arrivare in paese e la zia mi disse:
Stammi dietro e non chiamarmi zia. Guarda dove vado, stammi di dietro, adesso andiamo in chiesa, guarda la strada.” Ero vestita male.

Sapete che sono cattiva, sono cattiva, perché io se l’incontro per la strada non la saluto. Vorrei dirle:
“Zia non vi saluto perché io sono sempre quella, quella che serve.”
E’ ancora al mondo e non ha figli ed è piena di soldi.

Il nonno....non è stato giusto con i figli.
Quando lo zio è arrivato che si è sposato, il nonno disse:
Se divido tra tutti i figli, sono tutti poveri, allora ne faccio uno ricco e lasciò tutto a lui.”
Io questo l’ho imparato quando ero a servizio dai contadini.
Lo zio sposò una che era orfana che aveva una dote di 20.000 lire, allora.
Era il fratello di mia madre. Le altre sorelle si erano già sposate.
Ce ne erano rimaste due: una bella e una brutta.
Il nonno le sue figlie le ha fatte sposare tutte.
Quella bellina si era innamorata e anche lei si sarebbe sposata.
Quel podere, dove sarebbe dovuta andare mia madre per nozze, dopo fu venduto e ci andò un altro che avrebbe sposata quella bellina. Aveva un poderino e le pecore, era un possidente, un capitalista, disse a mio nonno:
Io mi sposerei, mi è morta mia madre. Io sposerei vostra figlia più giovane, la L.”
e il nonno disse di rimando:
Ah, no, io le mie figlie le ho sposate tutte dalla man (in ordine di età).”

Mia madre era la più grande, ma mio nonno era vedovo e aveva altre tre figlie e la nonna era molto bella.
La nonna sapeva vivere. Si erano innamorati. La nonna lo avrebbe sposato anche se aveva tre figlie, e poi aveva anche il cavallo, ma i genitori non volevano.
Lei un giorno andò a messa con la cognata, ad una festa grande, e la messa era lunga, c’era anche lui.
Mia nonna cominciò a dire che stava poco bene e andò fuori, era il momento del Sanctus, se non fosse stato il momento del Sanctus non avrebbe potuto uscire. Finita la messa, la cognata uscì e la cercò, ma non c’era. La cognata andò a casa e quando arrivò trovò i due giovani alla finestra della camera da letto. Si sono fatti vedere alla finestra insieme e quindi era già successo… e quindi si sono sposati.
Hanno messo insieme altri otto figli, cinque figlie e tre maschi e il più grande è morto con la guerra del ‘18. Era il più grande di tutti, mia madre era del ‘99, lui sarà stato del ‘97 e mio padre era del ‘97.

La nonna era sottomessa al nonno. Stava sottomessa e non lo stava,...
Una volta facevano i figli che non sapevano neppure loro...
Mia madre doveva badare a tutti i fratelli e sorelle, la nonna andava da una famiglia che erano mezzoricchi e là leggeva, era amica...Io non mi ricordo che la nonna non lavorasse mai, comandava... ma era molta bella...
C’era sudditanza tra la nonna e il nonno, lei non aveva soldi, i soldi li teneva lui...e quindi non poteva neppure aiutare i figli, magari poteva dare un uovo, se le uova non le aveva già levate il nonno. Le uova le levava il nonno perché lei non le mettesse da parte. Lui era il padrone, il padrone di tutto.
La nonna avrebbe lasciata sposare la figlia più giovane con quel ragazzo, ma il nonno ha voluto che si sposasse prima la brutta e il ragazzo ha accettato e la ragazza ha studiato da levatrice.
E’ rimasta poco tempo zitella. Dopo che è diventata levatrice si è poi sposata con uno che era un capo della Democrazia Cristiana. Ma prima di sposarsi andava anche con il cognato. Si doveva sposare con lui...

Il nonno ha fatto quello che voleva: aveva cinque figlie e le ha sposate tutte come voleva lui, la zia che veniva dopo mia madre ha sposato un più brutto uomo, la più giovane ha sposato il garzone del nonno. Quella  rimase in casa, avevano pochi soldi, da mangiare e da vivere, anche quel matrimonio fu combinato.

Mia madre si ribellò, mia madre soltanto..., quello che voleva sposare la bella ha sposata la brutta, quella che doveva sposare il ricco ha sposato il povero… Il nonno dettava la legge, ma non so se la nonna …gli faceva le corna. Anche se le portava... non si sapeva .
La nonna era amica con i frati, era amica con Pesconi, era un uomo molto brutto che dicevano che era uno stregone.
La nonna diceva:
Quando viene Pesconi e va nella stalla le vacche invece di dare il latte danno del sangue” e dopo andava a far benedire la roba da mangiare e tutto finiva.

Questo uomo, quando mia madre andava a lavorare e stavamo ancora nel casotto lassù, nel ‘29, veniva, e mia madre l’odiava, quando veniva le cose andavano male.
Era il cosiddetto iellatore, portava la iella.
A mia madre non andava tanto a genio e lui lo disse alla nonna.
Una mattina, che mia madre era andata a lavorare in campagna dai contadini, arriva Pesconi e domanda un bicchiere d’acqua e quando ce l’ha invece di berlo lo vuota per terra.
Allora io pensai che lui non era venuto per bere, ma per vederci, per farsi aprire la porta.
E’ venuto dentro, ha preso il bicchiere dell’acqua e poi è andato sulla porta e l’ha buttato via?!? 
Quando è venuta a casa mia mamma le ho detto che erano già tre o quattro volte che passava, che si sedeva, si fermava a parlare. Le dico con mia madre:
Oggi è venuto Pesconi. Le altre volte si fermava sotto alla quercia dove eravamo noi bambini, oggi è venuto in casa ha domandato un bicchiere d’acqua e poi l’ha buttato fuori dall’uscio.”
Allora mia madre il giorno dopo era a casa a fare il pane e stava a scaldare il forno e disse:
“Quando torna a passare tu fai finta che io non ci sia.”
Si era messa dietro alla porta.
Quando venne, lei usci con l’attizzatoio e gli disse:
Tu la smetti di venire a vedere le mie figlie, tu non streghi mica me, da mia madre ci riesci ma da me no.” Non si fece più vedere.


Dalla nonna ci andava e prendeva dei soldi, lui andava a togliere il malocchio, non lo so....
Lui lo faceva e lo toglieva...
Ma il malocchio a tutti non si può dare, ci sono delle persone alle quali non possono fare niente.

__________

[1]  Per la nostra amica un "impiegato" era un impiegato di alto livello, un dirigente, che si poteva permettere la domestica, e manteneva la famiglia bene e la moglie non lavorava. 



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