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\\ Home Page : Scritto UnaVita.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora : Capitolo primo - Come può finire...ed iniziare una vita - parte prima

Capitolo I: Come può finire...ed iniziare una vita- parte prima

Di Angela Bonora (del 15/05/2008 @ 15:31:34, in Capitolo I, linkato 4568 volte)

la raccolta del frumento G.Grassilli

                                            (foto di Giancarlo Grassilli)

Che cosa racconto?
Sono tante le cose da dire….di quando ero contadina, di quando ero bambina.

In campagna si lavorava sempre, specialmente durante la raccolta del frumento...si facevano i pagliai e poi c’erano quelli del partito, i fascisti, che venivano con la macchina, la trebbiatrice.
Ci volevano 20 persone, 10 contadini e 10 braccianti pagati dal padrone.
Mia madre venne presa a lavorare da un contadino e quelli del partito (uno si chiamava G., che è morto di vecchiaia perché sembra abbia pagato quello che lo doveva far fuori dopo la Liberazione [1] ) la mandarono via perché non era tesserata.
Succedevano cose non molto pulite, non c’era nessuno che controllasse.
Gli altri operai con i forcali diedero dietro a G., a favore della Rosa, mia madre.

Con la guerra non è cambiato nulla in definitiva, perché ieri sera quando ho sentito quello di Porta a Porta che ha parlato con la moglie di quel dittatore e gli ha domandato se era disposto suo marito a ricevere la Croce Rossa Italiana lei ha detto di sì.
Se poi è vero non lo so....

Quando ho sentito quello lì mi è venuto in mente quando mi avevano vestita da piccola italiana.
Andavo a scuola con mia sorella. Andavamo a scuola con le scarpe di mia madre, con un grembiule che mi aveva regalato la maestra e che ci levavamo a metà strada...io andavo a scuola al mattino mia sorella al pomeriggio.. 
Mio padre prendeva mille lire all’anno… , non c'erano soldi per i grembiuli.
Ci levavamo il grembiule e rimanevamo solo con la gonna, ne avevamo uno inverno di Angela Bonorasolo in due, con il colletto bianco e si sporcava e così le scarpe.
Normalmente si usavano gli zoccoli di legno d’inverno, a casa.
Per la scuola e la chiesa venivano usate le scarpe, quelle della mamma, che ne aveva un paio solo.

Per fortuna che quelle sole scarpe, quel solo grembiule e quella sola cartella potevano essere portate da tutte e due.

Ci incontravamo per strada, una all’andata e una al ritorno e ci passavamo la roba.                               (foto di Angela Bonora)

In estate si andava sempre scalze: dal giorno di S. Giuseppe, il 19 di Marzo, sino alle prime brinate.
In chiesa e a scuola usavamo i sandali di cuoio.

Una mattina, erano già due mesi che si andava scuola, ci faceva scuola la maestra “nasouna”, così la chiamavano, aveva un gran naso, ci metteva in fila ed io facevo apposta ad uscire dalla fila e lei si arrabbiava.
Quella mattina,  doveva venire da Bologna il fiduciario del partito a fare un discorso, noi dovevamo fare il saggio.
La maestra ci chiamò tutte dentro e ci fece togliere tutti i nostri stracci.
Tutte le bambine si vestirono con le divise. Tutte vestite da piccole italiane ed io dissi dentro di me:
"Perché non ci fa fare il saggio con i nostri stracci? Sono sempre gli stessi… "

Venne, noi facemmo il saggio, lui parlò bene, disse:
"Non fate delle ingiustizie, fate lavorare tutti, specialmente quelli che hanno delle famiglie numerose e se c’è qualcuno che ha qualche cosa da dire, parli."

Allora c’era uno, che non aveva niente da perdere, alzò la mano e allora lo invitarono sul palco, gli strinsero la mano e lui disse:
"Lei ha ragione, lei ha parlato bene, io non c’entro perché sono un avversario, ma qui non si fa così. Conosco delle famiglie che hanno 5 o 6 figli, ma non hanno la tessera e non hanno mai da lavorare."

Il fiduciario disse che non era una cosa giusta, disse che si sarebbe interessato, disse che aveva ragione e che non si doveva fare così, poi salutò tutti e salì sulla macchina, una topolino. Eravamo a L., la topolino svoltò lì dal castello e subito quello, che aveva parlato, venne preso a calci nel sedere e lo picchiarono con il manganello e nessuno parlò, tutti fermi, tutti zitti.
Ma lui lo sapeva che le pigliava, le aveva già prese tante volte, non era iscritto al Fascio.
Si era negli anni ‘30, dovevo avere 10 anni.
Mia madre e mio padre non erano iscritti al Fascio e non mettevano mai mio padre a lavorare [2].

Dopo venni via da scuola. Dovevo aiutare in casa c'erano tanti bambini ed io ero la più grande.
A dodici anni andai a servizio dai contadini.

L’uomo che parlò era un uomo qualunque, uno che aveva risposto alla richiesta di parlare, se si aveva qualche cosa da dire.
I vestiti, che ci avevano messo, pensavo ce li lasciassero, ma i vestiti erano stati presi in prestito dalle famiglie dei gerarchi, che avevano per i loro figli le divise.
Per far vedere che tutti avevano la possibilità di vestirsi: erano falsità… ma per il fiduciario non cambiava niente. Dovevano essere tutti iscritti al partito.

a scuola


Ma non è cambiato niente. Dopo la guerra, venivano nelle case a domandare che ci si iscrivessimo al partito. Sono venuti tre volte a domandarmi se volevo la tessera e anche i democristiani, ma io non mi sono mai iscritta.
Poi più avanti ho dovuta prendere obbligatoria quella da socialista perché se no dicevano che ero l’amica del padrone……. ma io lo dico anche alla finestra.

Anche con la malattia di mio marito sono andata a protestare e hanno detto:
"Vedrà che faremo qualche cosa... "
e che cosa hanno fatto ? Sono tutti uguali....
C’era un invalido e lui lo andavano a prendere con il pulmino e il mio che era su di una carrozzella non lo sono mai venuti a prendere. Mi davano i buoni taxi, che dovevo consumare dentro al mese e quelli che rimanevano non potevano essere utilizzati per il mese successivo. Dovevo utilizzarli entro il mese, anche se non ne avevo bisogno.
Vi pare possibile uno spreco simile...
Se un mese ne avevo bisogno di più non ne avevo, ma quelli rimasti dal mese precedente non potevano essere utilizzati.
I buoni erano di 6000 lire e quindi spesso dopo dieci giorni erano finiti.
Sono andata a sentire perché non poteva essere usato il pulmino per mio marito e mi hanno detto che il servizio era per gli invalidi che andavano a lavorare, dai 16 anni ai 65.
Quelli che vanno a lavorare ed hanno uno stipendio hanno il trasporto giornaliero gratuito, quelli invece che sono pensionati, che si muovono solo per esigenze di cura, no.
Mi fecero parlare con l’Assessore. Ma cosa volete che servisse... I buoni a volte mi rimanevano, perché quando era bel tempo io spingevo la carrozzina e lui prendeva un po’ di sole, ma quando pioveva quelli che mi davano non erano sufficienti.
Ne ho ancora 35, che non ho restituito, ...i tassisti non possono presentarli per il rimborso perché non li hanno, io li tengo per ricordo.
Se poi non gli tornano i conti, buonasera…

L’assistente sociale l’ultima volta che mi ha visto mi ha detto che li dovevo restituire.
Io non li uso, ma non li rendo, ho detto che li avrei bruciati.
L’assistente sociale mi ha detto che ne dovrei avere ancora parecchi e che sono il risultato degli avanzi di parecchi mesi; non avendoli restituiti il bilancio comunale, che deve quadrare al centesimo, non quadra.
Tanto non quadra lo stesso e non dipende da me.
Ecco perché l’assistente voleva che li restituissi.

Io quando ho parlato con l’Assessore ho detto:
"Perché non li date senza scadenza oppure perché non mi date 120.000 lire e poi io mi gestisco la cosa? Mi sembra che il Comune abbia delle regole... io sono analfabeta, sono sclerotica, vecchia che non capisco più niente. Mi hanno suggerito di utilizzarli a prendere il taxi per andare a fare la spesa, e quando ne ho bisogno e li ho già spesi per cose inutili?"
Ma comunque di pulmini ce ne sono tre e quindi mi hanno detto di chiamarli, specialmente i tassisti che trovano molto pesante caricare un invalido e la carrozzella.

Allora ho telefonato e mi hanno detto che dovevo chiamare al mattino per la sera o la sera per il mattino, ma io usavo solo il taxi quando pioveva... sapete cosa mi hanno detto?
"Lei signora ha il televisore, allora guardi le previsioni del tempo per il giorno successivo"
Ho risposto,... allora ho risposto:
"Voi mi avete proprio preso per una “sproloquia”."pulmino per disabili

L’Assessora alla quale avevo detto che non avevo fiducia dell’assistente sociale per i buoni per il taxi e per protestare perché il prezzo dei taxi era aumentato, mi ha detto: "Lo so, lei ha ragione ad informarsi, ma a Bologna i taxi sono belli, puliti, e non hanno le pulci e i pidocchi come nelle altre città."

Quando dici che hai bisogno e che hai la minima di pensione e che a 79 anni devi ancora lavorare per vivere, ti dicono perché non vai in Comune alla politiche sociali e quando vai trovi delle persone che ti rispondono così!

Con l’urologo è successo la stessa cosa.
La prima volta ho inviato l’impegnativa e non è venuto nessuno.
Le infermiere mi dicevano che c’era bisogno di una visita specialistica perché con il catetere era venuto del pus e poi ho detto che volevo andare all’Ospedale e lo dissi all’assistente sociale.
Ebbi l’appuntamento, ma lei non venne con me, e quando fui là ci fecero aspettare 2 ore e poi non fecero niente.
Mia figlia mi disse:
"Io ti ho lasciato andare,... mia madre..., così eri contenta, ma lo sapevo come andava a finire."

Ma è triste... In quattro anni ne ho passate...quando doveva andare di corpo, e stando in carrozzella i problemi erano continui, bisognava chiamare le infermiere dell’assistenza: il sabato non venivano se non avevi chiamato il venerdì. Per averle il mercoledì bisognava chiamare quattro giorni prima. Dal sabato pomeriggio al lunedì mattina non c’era nessuno e quindi se uno aveva bisogna al sabato passava al lunedì.

E’ stata un cosa molto brutta, sono molto dispiaciuta che se ne sia andato.
Da un lato non capiva, dall’altro capiva e piangeva ed era uno strazio.
Con il catetere poi…

Quando veniva una certa infermiera lui faceva sempre infezione, con l’altra invece non succedeva mai niente.
Glielo dissi con l’assistente sociale e con il dottore, ma mi dissero che bisognava prendere quella che era disponibile.
Una volta fecero le cose tanto bene che gli venne un’emorragia e lo dovetti portare d’urgenza al Pronto Soccorso..

Mi impuntai e dissi che nel seguito avrei voluto soltanto la N. o la signora E.: quando venivano quelle due lì non succedeva mai niente.
Una volta è venuta l’E. con un’allieva e quando io sono andata in cucina ha messo il catetere l’allieva.
Lo so che debbono imparare.
Quando me ne sono accorta ho brontolato e l’E. ha detto che aveva fatto tutto l’allieva. Almeno non me lo avesse detto, vuol dire che fosse intelligente...

Ho detto che volevo andare a parlare con il Direttore e loro mi hanno detto di andare, che era nei miei diritti. Quando venivano delle nuove succedeva sempre così.
Volevo andare a parlare con il Direttore.
Ma non sono capace di star zitta, e non sono ancora stufa di protestare quando vedo quello che non va.
A volte sono stata zitta per i miei figli, ma è servito? Ma forse sì: hanno potuto studiare ed ora hanno un lavoro.

Comunque andai dal Direttore, ma là comandava la caposala…, e mi disse se volevo cambiare ospedale potevo; ma anche in quell’altro il dirigente, quando dissi che lì io avevo fatto già delle impegnative per visita dall’urologo, ne avevo fatte quattro, ma non ero mai riuscita ad andarci perché non riuscivo ad avere l’appuntamento, perché l’impegnativa che avevo non risultava, telefonò e poi disse che erano tre mesi che c’era una dottoressa nuova e che se andavo a prendere l’impegnativa mi avrebbe mandato a casa l’urologo.

Prendo su, vado al Distretto Sanitario e la dottoressa mi dice che questa volta per farmi un piacere (avevano telefonato) mi avrebbero mandato il dottore e un’altra volta non lo avrebbero mandato più ed allora io l’ho guardata così in faccia e ho detto:
"E’ un piacere o un diritto? Se è un piacere non sarei venuta da lei che non conosco neanche, ma sarei andata da chi so che me lo fa, ma se è un diritto esigo di averlo."

Me l’hanno mandato e quando ha visto mio marito ha detto:
"Se il catetere viene messo da persone capaci tutto va bene, se no rompono la prostata e viene un’emorragia".

Le emorragie alla prostata sono pericolose e con un invalido ...e poi bisogna dare gli antibiotici.
"Bisogna stare attenti " disse l’urologo "bisogna dirlo alle infermiere"
allora io gli ho detto:
"Questo è il numero del telefono e poi si mette d’accordo lei, perché se succede un’altra emorragia io vado anche più in su."

Ma la cosa che mi ha fatto male è che l’hanno messo alla casa protetta.
L’assistente sociale disse che lei non avrebbe più sollecitato per la casa protetta, ma che l’ammalato doveva andare nella casa protetta. Io da sola non potevo farcela.

Non si aiuta la gente così.

Tutte quelle bombe che mandano su quei popoli potrebbero mandarle sulle case protette così le liberano.

Che poi le bugie che ti dicono... Quando starò bene, che riuscirò a parlare senza mettermi a piangere, ci vado a dire quello che penso.

Avevano detto che per metterlo via ci voleva la mia firma, ma ci sono riusciti anche senza la mia firma. Allora sono dei bei delinquenti.
Io ho sempre detto:
"Lasciateci cadere tutti e due."
Quando li mandano nelle case protette hanno finito di sopravvivere.

Mi avevano detto:
"Lei ci può andare quando vuole"
Sì, agli orari e non sai niente di quello che gli fanno.

Faranno del loro meglio, ma io non lo so se gli hanno dato quello che gli devono dare, se l’hanno vestito, se gli hanno messo le mutande, ma io non so niente.
Allora io dico fate una legge, quando uno arriva così.....

Io maledico sempre quel primario che il 17 d’Agosto diceva:
"Diamoci sotto, se no non lo tiriamo fuori questo uomo. E’ grave … "

Adesso le operazioni le fanno meglio, mi ricordo mio padre, che venne operato in una sala non sterile, con ferri non puliti e morì di tetano e nessuno si dette da fare.
Si mio padre morì così, ma nel caso di mio marito è stata un’altra cosa.

I medici quando si trovano di fronte ad un ammalato di quel tipo debbono fare del loro meglio e l’hanno fatto. Sin che uno ha bisogno devono lavorare. Fa parte delle loro scelte: quale è la migliore?

Dopo che si è ammalato è rimasto quattro anni con me, quindi ne hanno avuto cura, era meglio lasciarlo morire prima?
Me lo domando sempre: eutanasia o suicidio?
Io ho qualche cosa che utilizzerò al momento buono, gli altri dicono che sono scelte personali e che comunque i dottori non possono rifiutarsi dal curare un malato anche se in fin di vita. Bisogna che il medico scelga.

Una dottoressa della CRI  ha detto che “l’accanimento teraupetico tende ad allentarsi”,… non so se ho detto bene…

Ma quando il medico è sul punto di decidere di smettere ogni cura, non sa come decidere, come continuare o se smettere: chiede la firma dei parenti o del tribunale.
Il medico non è che dica “voglio dormire di notte”, ma se la porta dentro nella coscienza una soluzione così.
So di persone, che erano in coma e per le quali hanno deciso di sospendere la cura e hanno ricominciato a respirare e a vivere da soli. Quando sono stati staccati tutti i tubi a Dora Moroni, quella che lavorava in TV, la decisione è stata dei genitori, era una larva, la reazione è stata di ritornare a vivere. Ora balla e canta ed ha dei figli: è troppo difficile decidere, non si può sapere.

targa con fasciComunque quando c’è che uno che ha lavorato, ha sofferto tutta la vita ha diritto ad un po’ di calma.

Sapete che ho la minima di pensione…? Non mi hanno mai messo le marche, da contadina , quando ero a servizio dai R., e dopo, ...ho messo io le marche volontarie.

E non era che quando io ho cominciato a lavorare non ci fossero i versamenti previdenziali, anche durante il fascismo…è stata una delle cose buone del fascismo.
Ci fu il momento che le donne di servizio non avevano le marche obbligatorie.

E io ero a servizio dai R., erano dei fascisti, ma c’erano fascisti e fascisti, quando parlerò della mia vita vi racconterò....

Quando ero al paese, in campagna, non si sapeva niente, perché non c’era la radio e se non si prendeva il giornale non si imparava niente.
I R. a C. avevano la villa di campagna, erano dei fascisti, dei fascistoni.
In città quando dovevano andare alla riunione.....però…

I fascisti avevano tante cose che non andavano, avevano i loro difetti, era una dittatura, ma per certe cose erano delle persone serie.
Quando c’era la riunione mandavano la cartolina di convocazione per il postino e la facevano firmare per ricevuta ....raccomandata.

Io ero andata a servizio da tre mesi con questi signori nella loro casa di città, eravamo venuti via dalla campagna, era già autunno.

Una mattina arriva il postino e dice:
"Ci sono le cartoline da firmare " e io firmo.
Poi quando devo portare la colazione porto anche la posta su di un vassoio d’argento.
vassoio per la posta
Suonava il campanello, una suonata diversa per ogni persona della casa, e poi si portava la colazione.
"Eh! ci sono le cartoline, tu le hai firmate?"
"Si!"
"Questa volta è andata così, ma quando c’è la cartolina rossa devi dire che noi siamo in campagna e poi vieni a svegliarci subito."


Avevano un passaggio segreto. C’era uno stracanton che sembrava un mobile, invece era una porta e poi c’era una scala che si andava giù in cantina e poi dal giardino andavano dentro ad un altro palazzo e poi fuori per un’altra via e scappavano in campagna per non andare alla riunione . 

Angoliera= Stracanton

_________

[1]Erano i “tre giorni di vendetta”: i partigiani si sono vendicati del passato. E’ la guerra, la guerra civile… Con G. c’erano altri due: D. e P., che furono uccisi. D. aveva un caseificio, fu preso insieme alla sorella, che voleva andare con lui a contrattare la vendita dei maiali che i partigiani avevano detto di voler comprare. Quando arrivarono al fiume trovarono un uomo che disse "Non ammazzateli qui davanti ai miei figli". Allora andarono più avanti e li fucilarono tutti e due dicendo "Tu hai meno da soffrire di quelli ai quali hai cavati gli occhi… Tua sorella, dove stai tu può stare anche lei…".
[2] Eravamo in 9 fra fratelli e sorelle. Vivi pochi. Io ero la prima, no prima di me era nato Rino che morì di 15 giorni. Dopo di me (1920) ce ne erano altre cinque femmine a distanza di circa due anni una d'altra , una morì a 4 anni e mezzo per la scarlattina, dopo 12 anni da me, ne nacque un'altra, tutte femmine, che morì a 2 anni e mezzo di meningite. L’ultimo era Giulio più giovane di me di 15 anni. Mia madre partoriva ogni 18 mesi. Finiva di allattare un figlio e poi rimaneva incinta. Quando nacque Giulio la mamma voleva che lo tenessi a battesimo, e non volli.
Quando ero a servizio a C. F. dicevano sempre “Non hanno niente, neppure da mangiare, eppure mettono al mondo dei figli….”. Mia madre quando nacque Giulio, l'unico maschio, ebbe il premio del Duce: 500 lire. Lei comprò una capra, poi vendette la capra e i caprini e comprarono una mucca e poi andarono in un poderino piccolo, a mezzadria, a C.. Mia madre morì a 79 anni era del 1899. Mio padre nacque nel 1897 e morì nel 1963 per tetano, dovuto alla sala operatoria. Dopo la rifecero nuova la sala operatoria: erano morte quattro persone per infezione.

 



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